Padre e figlio stanno passeggiando nella foresta. A un certo punto il bambino inciampa e cade. Il forte dolore lo fa gridare: "Ahhhhh!". Con sua massima sorpresa, ode una voce tornare dalla montagna: "Ahhhhh!". Pieno di curiosità, grida: "Chi sei?" - ma l'unica risposta che riceve è: "Chi sei?". Questo lo fa arrabbiare, così grida: "Sei solo un codardo!" - e la voce risponde: "Sei solo un codardo!" Perplesso, guarda suo padre e gli chiede cosa stesse succedendo. E il padre gli risponde: "Sta' a vedere, figliolo!", e poi urla: "Ti voglio bene!" - e la voce gli risponde: "Ti voglio bene!". Poi urla "Sei fantastico!" - e la voce risponde: "Sei fantastico!" Il bambino era sorpreso, ma ancora non riusciva a capire cosa stesse succedendo. Così suo padre gli spiegò: "La gente lo chiama 'eco', ma in verità si tratta della vita stessa. La vita ti ridà sempre ciò che tu le dai: è uno specchio delle tue azioni. Vuoi amore? Dalle amore! Vuoi più gentilezza? Dalle più gentilezza. Vuoi comprensione e rispetto? Offrili tu stesso. Se desideri che la gente sia paziente e rispettosa nei tuoi confronti, sii tu per primo paziente e rispettoso. Ricorda, figlio mio: questa legge di natura si applica ad ogni aspetto delle nostre vite." Nel bene e nel male, si riceve sempre ciò che si dà: ciò che ci accade non sono buona o cattiva sorte, bensì lo specchio delle nostre azioni.
Un giorno un re
chiamò suo figlio e gli disse: Io voglio che tu trovi la felicità figlio mio.
Cerca in tutto il regno, un uomo che sia felice, compra una sua maglia indossala
e tu sarai felice per il resto della tua vita.
Non molti giorni più tardi il principe partì per il viaggio alla ricerca della
felicità. Dopo un'attenta ricerca il principe constatò con tristezza di non aver
trovato nessuno veramente felice. Così mentre tornava a casa, triste per il suo
insuccesso ripensava a ciò che il padre gli aveva detto in merito a come essere
felice per sempre. Mentre era assorto nei suoi pensieri, sentì la voce di
qualcuno che cantava. Quella voce veniva da un campo vicino, il principe
raggiunse quell'uomo e gli chiese ansioso la ragione di quel canto. L'uomo
smise di arare la terra, alzò la testa e disse deciso: Canto perché sono felice!
E' te che cercavo disse immediatamente il principe. Voglio comprare una tua
maglia. Dimmi quanto denaro vuoi e io lo pagherò. L'uomo lo guardò e rispose
perplesso: Io non ho una maglia. ------------------
La felicità non dipende dalle cose che possediamo il re ha insegnato al figlio un'importante lezione.
Una bella ragazza attendeva il suo aereo e decise di acquistare una scatola di biscotti ed un libro per fare passare il tempo in attesa dell'imbarco. Si mise quindi a sedere su una panchina subito fuori dell'aeroporto. Il libro era per lei molto importante, la trama molto coinvolgente e lei ne era stata totalmente rapita fra le pagine. Era molto intenta nella lettura, ma vide con la coda dell'occhio che accanto a lei si era seduto un uomo anziano , e constatò con irritazione che la scatola di biscotti era aperta e quell'uomo stava prendendo i biscotti e se li stava mangiando Lei, senza chiudere il libro, abbastanza seccata spostò verso di sè la scatola e si prese un biscotto l'uomo sorridendo si avvicinò a lei e continuò senza batter ciglio a mangiare i biscotti stando bene attento a non incrociare la mano della ragazza nella medesima attività. Ad un certo punto l'uomo si rese conto di avere solo un biscotto a disposizione, con fare gentile lo spezzò e ne porse metà alla ragazza. Lei indignata si alzò e scappò via.. Rientrando agitata in aeroporto si rese conto che tutte le altre panchine erano verniciate di fresco e che quindi l'uomo si era seduto nell'unico posto disponibile. Al check-in frugando nella borsetta per recuperare documenti e biglietto si rese conto che la sua scatola di biscotti, identica a quella in precedenza descritta, era lì intera e chiusa nuova A quel punto si voltò cercando l'uomo per scusarsi, ma lui se ne era già andato. Lo vide solo dall'oblò dell'aereo a fianco del suo, mentre sempre sorridente la stava salutando con movimenti della mano lenti ed eleganti. Quante volte non abbiamo capito perché qualcuno si è avvicinato a noi? Quante volte abbiamo mangiato biscotti di qualcun altro ed eravamo convinti che quei biscotti fossero i nostri ? Perché essere intenti nelle nostre faccende ci permette di offendere il prossimo ? Quante volte non abbiamo capito perché qualcuno voleva condividere piacevolmente con noi anche solo mezzo biscotto, donandocelo ? Ognuno ha il suo viaggio, la sua destinazione, e non cambierà, solo predisponiamoci ad essere rispettosi nel momento in cui le situazioni ci portano a condividere con qualcuno che non conosciamo la stessa panchina. Nel cercare uno spazio nostro, curiamoci di non invadere senza motivo l'altrui spazio e se ce n'è poco condividiamolo con umana fratellanza.
Un giorno in una casa di campagna due topini cercavano qualcosa da mangiare. Si guardarono intorno ma non trovarono nulla. Allora determinati a saziare la loro fame salirono sulla credenza approfittando dell'assenza della padrona di casa. Lì trovarono una grande coppa tutta piena di latte. Era invitante e metteva voglia agli occhi. I due topini erano affamati e a quella vista si sentirono come rinascere. Avidi e golosi entrambi si sporsero nella coppa e iniziarono a bere quel latte. Ma la golosità era troppa e ben presto nel tentativo di bere più in fretta entrambi caddero nel latte. Purtroppo per loro la coppa era profonda e ben presto si resero conto che se non fossero riusciti ad uscire sarebbero presto affogati. Entrambi si dimenavano per restare a galla, con tutte le loro forze si agitavano per contrastare la spinta verso il basso. Dopo interminabili minuti di lotta però uno dei due topolini guardando il suo amico gli disse: "Non ce la faccio più, mi mancano le forze", e l'altro "Devi resistere, vedrai che ce la faremo ad uscire di qui", "Non possiamo farcela, non avremo le forze per riuscirci" "Muovi le zampe, non puoi arrenderti" "Sto affogando addio amico mio sono stanco di lottare non ce la farò mai" "Non farlo vedrai che ci salveremo" "Addio glu glu glu" Così morì il primo topolino, ma il secondo non si arrese e continuò ancora e ancora e ancora a muovere le sue zampette improvvisamente al limite delle sue forze senti che non c'era più bisogno di muoverle. Non affondava più. Restava a galla senza sforzo. Il latte era diventato panna. Mai arrendersi di fronte alle difficoltà, mai pensare di essere senza speranza. Spesso le situazioni cambiano in un modo che non ci aspettiamo.
Un gruppo di donne stavano studiando il libro di Malachia. Lessero il versetto 3 del capitolo 3, che dice: "Sederà come un raffinatore e un purificatore d´argento". Questo versetto incuriosì le donne. Si chiesero cosa potevano imparare da esso circa la personalità e la natura di Dio. una di loro si offrì di fare delle ricerche circa il processo di raffinamento dell'argento. Telefonò a un argentiere e prese un appuntamento per vederlo al lavoro mentre raffinava l´argento. Non menzionò la ragione del suo interessamento. Mentre guardava, l´argentiere teneva in mano un pezzo d´argento sul fuoco o lo lasciava riscaldare. Spiegò che era necessario tenere l´argento nel bel mezzo del fuoco, dove le fiamme erano più calde, così da bruciare tutte le impurità. La donna pensò a Dio che ci tiene dove le "fiamme" sono più calde. Si ricordò, inoltre, che il versetto diceva che Dio "siede" come un raffinatore e purificatore d´argento. Così chiese se era necessario stare seduto vicino al fuoco tutto il tempo che l´argento si raffina. L´uomo rispose che non solo è necessario rimanere seduti lì tutto il tempo, ma bisogna anche tenere lo sguardo fisso su di esso per tutto il tempo perché se è lasciato anche solo un momento di più del necessario sulle fiamme, andrebbe distrutto. La donna rimase in silenzio per un momento. Poi chiese: "Come fa a capire quando l´argento è completamente raffinato?" L´argentiere sorrise e disse: "Oh, è facile. Quando posso vedere la mia immagine riflessa su di esso". Se oggi ti senti messo a ferro e fuoco, ricordati che Dio terrà lo sguardo su di te e non ti lascerà lì neanche per un momento più del necessario. Lui ti è vicino, osservandoti attentamente, aspettando di vedere la Sua immagine riflessa su di te.
Un professore
ateo sfidò i suoi alunni con questa domanda: - “Dio ha fatto tutto ciò che
esiste?” Uno studente rispose coraggiosamente: - “Si, l'ha fatto!” - “Dio fece
proprio tutto?” - “Si, professore” - rispose il giovane. Il professore replicò:
- “Se Dio ha fatto tutte le cose, allora Dio ha fatto il male, poiché il male
esiste, e tenendo conto che le nostre azioni sono un riflesso di noi stessi,
allora Dio è male.”
Lo studente si azzittì di fronte a tale risposta e il professore, felice, si
vanagloriava di aver provato una volta in più che la Fede era un mito. Un altro
studente alzò la sua mano e disse: - “Posso farle una domanda, professore?” -
“Senza dubbio” gli rispose il professore. Il giovane si alzò in piedi e domandò:
- “Professore, il freddo esiste?” - “Ma che domanda è questa? Chiaro che esiste,
lei per caso ha mai sentito freddo?” Il ragazzo rispose: - “In verità,
professore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della Fisica, ciò che
consideriamo freddo, nella realtà è assenza di calore. Tutto il corpo o
l'oggetto può essere studiato quando ha o trasmette energia, ma è il calore e
non il freddo che fa in modo che tale corpo ha o trasmetta energia. Lo zero
assoluto è l'assenza totale e assoluta del calore, tutti i corpi rimangono
inerti, incapaci di reagire, ma il freddo non esiste. Abbiamo creato questo
termine per descrivere come ci sentiamo quando ci manca il calore.” - “E
l'oscurità, esiste?” - Continuò lo studente Il professore rispose:
- “Ma è chiaro che si.” Lo studente rispose: - “Di nuovo signore si inganna,
l'oscurità nemmeno esiste. L'oscurità è in realtà l'assenza di luce. Possiamo
studiare la luce, ma l'oscurità no, il prisma di Newton decompone la luce bianca
nei vari colori di cui si compone, con le sue differenti varietà d'onda.
L'oscurità no, un semplice raggio di luce strappa l'oscurità e illumina la
superficie che la luce tocca. Come si fa per determinare quanto buio è presente
in un determinato spazio? Solamente con una base di quantità di luce in questo
spazio, non è così? L'oscurità è un termine che l'uomo ha creato per descrivere
ciò che succede quando non c'è presenza di luce.” Finalmente, il giovane
studente domandò al professore: - “Dica, professore, il male esiste?” Lui
rispose: - “Chiaro che esiste. Come ho detto all'inizio della lezione, vediamo
ladri, criminalità e violenza tutti i giorni in tutte le parti del mondo, queste
cose sono il male.” Allora lo studente rispose: - “Il male non esiste,
professore, o almeno non esiste di per se. Il male è semplicemente l'assenza di
Dio. E', come nei casi precedenti, un termine che l'uomo ha creato per
descrivere questa assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Non è come la Fede
o l'Amore, che esistono come esiste la Luce e il Calore. Il male è il risultato
del fatto che l'umanità non ha Dio presente nei suoi cuori. E' come il freddo
che sorge quando non c'è calore, o l'oscurità quando non c'è la luce.”
LETTERA DI DEMA A PAOLO
"Poichè Dema mi ha abbandonato, perché ha amato il presente sitema di cose ed è andato a Tessalonica" - II Timoteo 4:10 Caro Paolo è con una morsa al cuore che ti scrivo queste parole, quando le leggerai, magari all'alba, io già sarò partito per Tessalonica, mia città natale. Dopo una lunga riflessione ho meditato seriamente di lasciare te e l'Opera quando siamo stati prigionieri a Roma, ho capito cosa volevo realmente dalla vita. Sono giovane ed ho un futuro davanti, vorrei iscrivermi al ginnasio e frequentare i teatri e le terme come fanno i miei coetanei, ed amare liberamente le fanciulle e perché no? Vedere anche qualche gioco nell'arena. Non mi va d'essere considerato un fanatico religioso, settario, messo ai margini della società civile solo la nostra religione fosse un po' più flessibile magari rimarrei ma perché dobbiamo isolarci da tutti e da tutti? Infondo chi ci assicura che noi abbiamo la verità assoluta e tutto il mondo sia nelle tenebre? E poi caro fratello..la "Fine"la "Fine"non lo so'ma mi sembra così lontana in fondo le cose vanno così da secoli ancor prima dell'Impero Romano e penso andranno avanti così ancora per molto certo ci sarà una "Fine", ma non credo che riguarderà noipenso sia molto lontana. Nel frattempo spero tu capirai la mia scelta e scusami se ho portato con me i soldi delle contribuzioni, mi servivano per il viaggio e in fondo un po' me li sono guadagnati. di te sicuramente si prenderà cura il Signore, se è vero che esiste Addio, Dema
MEMORIE DI UNO SCHIAVO
Flavio era un uomo avanti negli anni, eppure essendo uno schiavo dell'Impero Romano era costretto a lavorare tutto il giorno nelle miniere della Sardegna. Gaio, un suo compagno di sventura lo osservava mentre si affannava ad alzare quelle grosse pietre in un lavoro angosciante. All'improvviso Flavio ebbe un capogiro, Gaio l'afferrò di colpo: "Flavio, Flavio, stai bene?" "sì, sì non è niente" Gaio: "Ma dimmi Flavio, io mi ritrovo qui perchè ho rubato, ma tu per quale motivo? Noto che sei galileo" Flavio prese a rispondere e mentre parlava sembrava entrasse in un'altra dimensione raccontava storie antiche e misteriose: "Quando i romani assediarono Gerusalemme ci avevano detto di fuggire a Pella sui monti, gli apostoli erano convinti che la profezia si stesse adempiendo Così noi tutti andammo via Ma subito dopo i romani andarono via e non successe niente. La nostra comunità iniziò a vivere lì a Pella, fra mille disagi, quando lì vicino c'era Gerusalemme. Una città con tutti le agiatezze necessarie. Alcuni di noi iniziarono a chiedersi se l'interpretazione della profezia non fosse stata sbagliata. Il mal contento crebbe, benchè gli anziani della comunità invitassero continuamente a non ritornare a Gerusalemme. Ma ormai erano passati tre anni da quell'assedio e tutto era tranuillo. Un certo Achille si mise a capo di un gruppetto promotore del 'ritorno' e molti gli andarono dietro. Per giunta accusò gli anziani d'essere stati dei falsi profeti" Gaio: "E tu Flavio cosa facesti?" "Io Gaio, all'inizio non ne ero proprio sicuro ma poi ascoltando le parole persuasive di Achille Credetti Mi convinsi che gli anziani avessero male interpretato la profezia Così tornai a Gerusalemme e con me altri 133 fratelli Per un anno tutto andò bene, addirittura i miei affari prosperavano e stavo per comprarmi un campo ed una casa" Gaio: "E poi?" Flavio: "Maledetto fu quel giorno che diedi retta ad Achille I Romani tornarono con a capo Tito La città fu messa a ferro e fuoco Achille fu trucidato insieme ad un milione di altri ebrei e di quei 133 dissidenti della comunità di Pella io sono l'unico sopravvissuto e deportato a Roma in catene Fatto schiavo ed assegnato alle miniere della Sardegna Sento ancora nella mia mente l'eco delle parole degli anziani Ma c'è una cosa più grave dell'aver perso la libertà caro Gaio" Gaio: "Cosa può esserci di più grave oltre alla morte?" Flavio: "Perdere la relazione personale con Dio Averlo abbandonato, aver apostatato e vivere nell'attesa di una morte eterna da cui non c'è resurrezione" Gaio: "Resurrezione? Ma di cosa parli?" Flavio: "Sì Gaio, resurrezione"