LA MIA LUCE

Racconto vero di Franco F.

La mia vita è stata sempre un po’ come un diagramma; un momento si scende e in un arco di tempo non breve si sale. Il racconto avviene in un certo periodo, quello chiamato la nuova vita. I miei periodi possiamo dividerli in tre: la gioventù, un passaggio della vita che non mi preoccupa affatto, anzi riesco a transitarlo nel miglior modo possibile. Nascono i primi amori, le prime amicizie. Ma questo tempo è realmente breve perché arriva subito il secondo. In questo periodo pensavo soltanto a sposarmi, farmi una famiglia e vivere felice, cosa che non fu. Con il tempo tutto sfumò. Perciò speculavo il fatto che non avrei potuto più cambiare la mia vita, ed era il momento in cui pensavo che tutto sarebbe rimasto com’era. Il terzo periodo s’intitola la mia luce, ma di questo tempo ne parleremo più tardi.
Se vogliamo raccontare bene la vicenda, dobbiamo tornare al tempo della mia fanciullezza. Io ragazzo spensierato vivevo solo con la mia mamma e mio zio, perché mia madre dopo soli sei anni di matrimonio si divise da mio padre, perciò ambivo nel futuro ad avere un buon lavoro, una brava moglie e delle agiatezze che tutti desiderano. Riguardo lavoro e agiatezze possiamo dire che in quel tempo furono pochissime, ma che dire riguardo alla moglie. La mia domanda assoluta era: perché non riesco a trovare una donna che fa per me, che abbia un carattere dolce e un modo di fare carino? Nella mia vita le persone che erano accanto a me; la mia mamma e mio zio, non avevano mai avuto un po’ di dolcezza nei miei riguardi. Anche se anni dopo seppi che forse qualcuno mi voleva bene, quel bene non lo mai visto in affetti e coccole. Ed è questo che i bambini desiderano ed occorre affinché crescano bene.
Perciò la mia vita passata solo come un cane era sfociata in un: forse non merito di avere affetto, sono cosi cattivo! Passavo giornate a pensare e a piangere. Arrivò il culmine quando mia madre mi fece visitare da un dottorino che curava con le erbe e che mi disse una cosa orribile: “Tu non vuoi bene a nessuno e neanche a te stesso”. Mi sentii morire, e per lo più mia madre gli dava ragione. Passai un bel po’ di tempo come un uomo senza meta senza cuore, che pensava soltanto a quella maledetta frase. Mi dicevo spesso: ”Ma che persona sono io, se non ho amore, perché allora non la faccio finita”. Si, mi volevo uccidere. Però riflettei che forse c’era qualcosa che non convinceva, avevo saputo che mia madre era già andata da quel dottore, e che aveva già parlato di me. Chissà cosa gli aveva detto.
Però una cosa buona era che nonostante mi trovassi male potevo sfogarmi con il mio Creatore, è ricevere un po’ d’aiuto. Inoltre, domandai ad un anziano di congregazione ( dei testimoni di Geova) di darmi  sostegno. Gli chiesi: “Secondo il tuo punto di vista, io, sono una persona che non vuole bene a nessuno?” Rimase perplesso e poi mi disse che io non potevo essere quel tipo di persona descrittomi perché se non avessi avuto amore per nessuno non avrei potuto amare Dio, e il prossimo, e non lo avrei servito per così tanto tempo. Mi sentii meglio, e giorno dopo giorno riuscii a rimettermi in se, perciò pensai che il mio Dio mi avrebbe trovato in uno spazio di tempo a Lui piacevole una deliziosa donna che mi avesse donato tanto amore da farmi superare tutti i miei problemi. Purtroppo ogni tanto pensando a quello che mi era accaduto mi ritornava il malumore, però cercavo di non soppesarci.
Passarono anni prima che potessi incontrare la mia LUCE. 
L’incontro con la mia Luce
Ora iniziamo a parlare del mio terzo periodo. Quando i miei pensieri di trovare una donna che faceva per me si svigorirono, ecco che stava per iniziare il mio più bel periodo della vita. Oramai avevo deciso nel mio cuore che non potevo continuare a scervellarmi per pensare cosa avrebbe fatto Dio per me. Così scelsi di mettere tutto nelle mani del mio Dio e non pensarci più, ed Egli mi avrebbe aiutato. (La scrittura di Salmo 55:22 mi ha aiutato. “Getta su Dio il tuo peso …”) Non passò tanto tempo che conobbi una nuova famiglia composta di: mamma Fulvia, papà Pino e le due figlie gemelle, Simona e Michela, tra cui la seconda aveva un viso che mi piaceva moltissimo. Era una ragazza deliziosa, carina, tenera e felice. Anche Simona era bella, però a me attirò molto Michela a tal punto che stavo tutto il tempo prima e dopo l’adunanza vicino a lei. Iniziavo a parlarle e cercavo di farla sorridere, e lei mi guardava con occhi da cerbiatta, con il visino di una bella bambina che aveva le guanciottine rosse, con un sorriso dolce e tenero. Aveva un modo di guardarmi che mi conquistava, ed il suo modo di parlare era per me dolce come il miele.
Decisi che volevo vederla di frequente perciò stabilì di invitarla a casa mia, e dato che riuscivo a fare bene la pizza, la invitavo tutti i sabati. Non passò molto tempo che m’innamorai di lei, la dolce ragazza che mi ha aperto il cuore, che mi ha portato una ventata di serenità, di tranquillità nella mia vita. Ora c’era un’importante domanda da farsi: Lei mi avrebbe amato? Una domanda che non era facile rispondere, per di più io avevo molti anni più di lei (vent'anni). Perciò pensai cosa potevo fare per dirle due parole importanti, ma a causa della mia timidezza erano difficili da pronunciare. Dato che lei veniva di solito da me il sabato per mangiare la pizza, pensai che potevo dirgli nella mia stanza le due parole: “ti amo”. Infatti, avvenne che quel sabato vennero a cena. Appena furono a casa mia, io presi subito Michela e le dissi che dovevo parlarle, perciò andammo in camera mia e dopo averla fatta sedere le dissi: “io mi sono innamorato di te, ti amo. È tu?” Attesi un po’ prima di avere la risposta di Michela che naturalmente era negativa, ma siccome volevo farle vedere che non mi sarei offeso, passai tutta la serata ridendo e scherzando.
Il giorno dopo andiamo tutti insieme al parco della rimembranza e passeggiamo. Per tutto il giorno Michela mi osservò mentre io parlavo con tutti, ridevo e scherzavo. Quel NO con il tempo diventò un SI, Come? Passarono i giorni e Michela pensava sempre a me finché il venerdì successivo uscimmo, ed io li misi in chiaro che non volevo assolutamente pensare che mi avrebbe potuto amare come io amo lei. Ma da quel giorno Michela iniziò a volermi bene. Facevamo tantissime passeggiate, parlavamo per ore senza stancarci, e iniziammo ad innamorarci seriamente. Passarono settimane e alcuni mesi insieme a Michela, finché un giorno cambiò qualcosa. I suoi genitori non volevano assolutamente che io la frequentassi. Perché?
I loro genitori come tutti, desideravano un uomo giovane, bello per Michela, non uno molto più vecchio di lei e non di bell’aspetto. Non che io sono brutto, ma ho alcune deformazioni ossee e altre cose che a prima vista Michela ed Io diventiamo la bella e la bestia. Per Michela non importava il mio fisico, ma importava il mio carattere, le mie qualità, il mio cuore, e la mia spiritualità. Ragazze così se ne trovano poche. Dopo soli tre mesi d’amore ci fu un distacco che permise a me e Michela di capire che non potevano stare lontano uno dall’altra. Dopo soli due mesi di disunione, iniziammo di nuovo a vederci. Cosa era successo? Io pensavo che se Michela non voleva che il nostro rapporto continuasse, nulla sarebbe cambiato, poi un giorno Lei mi lasciò una lettera che diceva che dentro di se si sentiva bloccata. Ma verso metà luglio le cose cambiarono. Iniziò ad inviarmi un sms dicendomi buon viaggio perché io partivo per le ferie. Così non passava giorno che non mi mandava dei messaggi. Però io le scrivevo frase come: “se mi vuoi bene perché non ti sei messa contro i tuoi genitori?” I giorni passavano finché arrivo un giorno che mi mandò un sms dicendomi  che mi amava tanto è qualunque decisione avevano preso i suoi genitori lei mi sposava ugualmente. Iniziammo subito a fari i piani per il matrimonio.
L’unione non piace a tutti
Per noi nasce una nuova vita, un amore così grande e bello che illumina il nostro cammino, ma per qualcuno o qualcuna nasce un nuovo pettegolezzo. Tramite altre persone si viene a sapere che tramano dietro di noi, ma soprattutto dietro di me. Ragionano sul perché e sul come una ragazza così bella, così giovane abbia potuto sposare un uomo così …. (I puntini stanno per tutte le cose che dicono di me ma che io non voglio scrivere). Anche se scoprono che io ho un bel modo di fare, che non fumo, non bevo, sono un buono ecc. pensano solamente all’aspetto apparente. Tutta colpa della pubblicità. Avete mai visto una persona con problemi fisici (gobba) fare pubblicità di un prodotto? Eppure c’è ne sono tante di queste persone. Ci dobbiamo buttare via? L’amore è una cosa seria, personale ed è importantissima. Dunque, all’amore non si guarda in faccia; ciò che piace alla persona innamorata può non piacere affatto agli altri. Ed è stato così per Michela. Si è innamorata di me come anch’io di lei, ci siamo piaciuti, è non le importava se piacevo anche agli altri, specialmente ai suoi parenti.
Era la prima volta che mi capitava di trovare una persona che mi amasse per quello che ero, non importandosi dell’aspetto, la causa per cui passavo molto tempo a dannarmi. Si, in effetti, ogni tanto veniva fuori la tendenza a sottovalutarmi, a commiserarmi e a pensare sempre a cosa speculano gli altri di me. Infatti dopo una prima settimana che le avevo detto ciò che provavo per le nel mio cuore, decisi di vedere cosa c’era in Michela che probabilmente non le piaceva di me. Le feci subito capire che non mi sarei offeso se mi avrebbe detto che non li piacevo o cosa non le attraevo, per il mio aspetto, ma il suo viso si illuminò e mi disse che non era per la mia esteriorità, ma che non si sentiva ancora l’amore che sentivo io. Si, in Michela piaceva il Franco dentro, ma non era ancora iniziato il vero amore. 
Sboccia l’amore
Passano le ferie, ed ecco che iniziamo di nuovo a frequentarci, e come nostra abitudine ci vedevamo sabato e domenica tutto il giorno. Invece durante la settimana stavamo ore al telefono. Il ventinove Settembre 2001, ci fidanzammo. Da settembre 2001 a Febbraio 2002 avrò speso più un milione delle vecchie lire in telefonate. Parlavamo sempre. Quando facevo il primo turno di lavoro ci sentivamo al mattino, poi durante tutto il tragitto in autobus (quasi 60 minuti) è durante il pomeriggio. Se facevo il secondo turno, ci sentivamo la mattina, durante il tragitto in autobus, durante il pomeriggio e alla sera quando riprendevo l’autobus per andare a casa. In questi tre mesi abbiamo anche trovato casa, l’abbiamo arredata e preparata come nostro nido d’amore. Il due marzo 2002 alle ore 10,30 ci siamo sposati.
Ci sarebbero tante e tante altre cose da raccontare nella nostra breve storia, dicendo per iscritto soltanto i mesi da quando ci siamo conosciuti fino al matrimonio. La nostra bellissima storia inizia in un periodo di tardo inverno. Mi ricordo perfettamente il giorno in cui gli dissi che mi piaceva: l’avevo scritto sul cellulare. Era il sabato diciassette  marzo 2001.
Ora che sto esprimendo per iscritto queste pagine, sono gia' 3  anni che Michela ed io siamo sposati. È posso veramente dire che è una favola vivere insieme al mio amore. Si, amo con tutto il mio cuore la mia mogliettina tanto cara e affettuosa.